Gli esami e le visite cardiache da sostenere prima di iniziare a fare sport, per evitare cattive sorprese durante gli allenamenti.

Cuore e sport. Prendersi cura del cuore è importante sempre, specie quando si pratica sport.

Durante gli allenamenti mettiamo a dura prova il cuore e lo costringiamo ad adattarsi in fretta a una condizione di lavoro più intenso.

Ma lo sport, si sa, fa bene al nostro organismo.
Fare sport migliora la salute.
Fare sport incrementa la funzione dei processi fisiologici.
Fare sport aiuta a scaricare la tensione.
Fare sport aiuta a ridurre la possibilità di incorrere in malattie, specie nei soggetti più deboli.

Ma per fare sport e ottenere veri risultati è importante monitorare la propria condizione fisica e, nello specifico, cardiaca sia prima che durante l’esercizio fisico.

Negli ultimi tempi sembra essere arrivati a un punto di svolta: se fino a qualche anno fa quando ci si iscriveva in palestra, in piscina o a un corso sportivo bastava presentare un certificato medico base (il più delle volte l’iscritto si rivolgeva al suo medico di fiducia che attestava la sua salute fisica SENZA sottoporlo a visita medica), oggi tutti i centri sportivi sono tenuti a sottoporre e a prendere visione dei risultati di visita cardiologica ed elettrocardiogramma dell’iscritto, così da valutarne la situazione di partenza.

Questo discorso vale chiaramente per chi pratica attività sportive di base e NON quindi per chi è a livelli agonistici.

Chi pratica sport agonistici, infatti, è tenuto a seguire un protocollo più ampio che prevede esami ulteriori, tra cui il test da sforzo.

Si tratta di un esame in cui il paziente esegue uno sforzo fisico controllato e di intensità graduale in contemporanea all’esecuzione di un elettroencefalogramma. Questo serve a registrare quello che accade al cuore durante l’esercizio e a valutare frequenza cardiaca e la presenza di eventuali aritmie o disturbi.

Proprio gli atleti agonisti si preparano seguendo un programma di allenamento sportivo intenso e duraturo che comporta modificazioni morfologiche e funzionali all’apparato cardiovascolare. Queste modificazioni sono conosciute come “cuore d’atleta”.

Le condizioni cui viene sottoposto il cuore durante gli allenamenti fisici sono diversissime e variano in base al tipo di attività sportiva.

  1. Impegno minimo moderato: si tratta di esercizi fisici praticati a livello non agonistico e che richiedono uno sforzo moderato dell’attività cardiaca. Sto parlando di attività come marcia, jogging e ciclismo da pianura.
  2. Impegno di tipo neurogeno: si tratta di esercizi fisici che provocano forte impatto emotivo, come automobilismo, motociclismo e sport di tiro.
  3. Impegno di pressione: si tratta di esercizi fisici che comportano una frequenza cardiaca moderatamente elevata e un aumento della pressione arteriosa, come accade con le corse di velocità.
  4. Impegno medio elevato: si tratta di esercizi fisici che comportano numerosi e rapidi aumenti della frequenza cardiaca dovute all’alternarsi di intenso lavoro aerobico e interruzioni del lavoro muscolare. È il caso di sport come calcio, tennis e pallacanestro.
  5. Impegno elevato: si tratta di esercizi fisici in cui la frequenza cardiaca deve sostenere un lavoro fisico intenso e prolungato nel tempo, cosa che accade con ciclismo e maratona ad esempio.

Ma cosa si deve fare quando la situazione è all’opposto?

Come è utile procedere quando è lo sport ad aiutare un paziente che soffre di una particolare malattia cardiaca?

In questo caso si deve stare molto attenti perché nonostante gli effetti positivi che comporta l’esercizio di una specifica attività sportiva, occorre sempre avere delle precauzioni e ascoltare il parere di uno specialista ancora prima di mettersi a lavoro.

Anche i soggetti con patologie cardiache quindi, contrariamente a quanto si pensi, possono fare sport. L’importante è rispettare alcuni accorgimenti.

In base al tipo di patologia cardiaca diagnosticata varia la tipologia di attività sportiva.

Generalmente si consiglia la camminata, il running moderato, il nuoto, le ginnastiche tenui come yoga e pilates.

Gli specialisti consigliano sempre di munirsi di cardiofrequenzimetro per monitorare il cuore durante l’esercizio fisico, di riscaldarsi prima di avviare l’attività motoria e di eseguire esercizi di defaticamento ad attività ultimata, di evitare temperature esterne troppo alte o troppo basse, di idratarsi e di segnalare al proprio medico ogni eventuale dolore o disturbo avvertito durante l’allenamento.

Chi soffre di cardiopatia ischemica deve fare sport per diminuire il sovraccarico del cuore e migliorare la vascolarizzazione.

Chi soffre di insufficienza cardiaca deve fare sport per aumentare la capacità di gittata della pompa cardiaca e migliorare l’apporto di ossigeno ai muscoli.

Chi si è sottoposto a trapianto del cuore deve fare sport e prestarsi ad allenamenti leggeri per migliorare le capacità di adattamento del cuore trapiantato al lavoro dell’organismo in cui è stato posto e per sviluppare le capacità funzionali del corpo.

Cuore e sport sono quindi legati da un legame strettissimo.

L’importante però è non fare mai nulla di propria iniziativa ma richiedere un consulto al proprio medico curante o a uno specialista che definisca la tipologia di esercizio fisico a cui ciascuno può sottoporsi.

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